RICORDO DI UN EMIGRATO

 

Non saprei dire come è cominciato

Ma è una cosa che sento da bambino

Come è possibile ricordare di giorni nei quali non sono vissuto

Come è possibile avere ricordi di giorni ai quali non sono appartenuto

Come è possibile ricordare di un viaggio che non ho mai fatto

Come è possibile sentirmi straniero nel mio proprio paese

Come è possibile sentire l’angoscia, il dolore, la nostalgia

Dalle vecchie canzoni che non avevo mai ascoltato

Come è possibile sentire anche l’odore

Di avvenimenti dei quali riesco a ricordarmi

Non ero lì, ma è come ci fossi già stato

Che dono è questo che Dio mi ha regalato

 Di guardare da una finestra e vedere il passato

Un passato che ancora mi appartiene

E si fa vivo, si fa presente

Devo pregare Dio,

pregare molto

per quelli che sono partiti dalla loro terra

e hanno fatto l’America

 

 

Andre’ Piccirilli—San Paolo—Brasile

andre_piccirilli@yahoo.it

 

 

STORIA

Sossio era il suo nome, aveva 38 anni, una moglie che si chiamava Maria, e quattro figli, piccoli, uno si chiamava Giuseppe, aveva dieci anni, era soltanto un bambino, non aveva idea di cosa sarebbe successo, così come i suoi genitori, “cosa sarà questa Mèrica?”, era a questo che pensavano, e portavano insieme, tante speranze, tanta nostalgia, mentre trascorrevano i 23 giorni sul vapore Città di Genova, la speranza aumentava ma anche la mancanza degli enti, chissà quando ci sarebbe stata un’altra opportunità di rivedersi, forse mai, era il prezzo della speranza, genitori che non avrebbero visto mai più i loro figli, e figli che non avrebbero visto mai più i loro genitori, era il prezzo del biglietto per fare l’America.

         Giuseppe è cresciuto, non è mai più tornato in Italia, nel suo paese, del quale non si è mai dimenticato, si è sposato ha avuto figli, nipoti, nel 1975 sono nato io, Andre’ Piccirilli, nato in un paese che ha aiutato i miei antenati, ma che è stato il responsabile per la separazione di genitori e figli, non l’ho mai conosciuto, tranne attraverso quelle vecchie foto, gialle, tristi, che mi fanno ricordare di un tempo che è già passato, un tempo che ancora è dentro me, come spiegare quello che sento, come avere certi ricordi ascoltando vecchie canzoni, perché piangere appena ascolto “core’ngrato”, questo cuore che ho, non dubito, è tricolore, anche se non ci sono nato, la conosco, me la ricordo, la sento, la sensazione di essere uno straniero dentro del paese in cui sono nato, perché la sento, sono nato qui, ma il mio cuore mi dice di no... cosa mi hanno lasciato, questi vincitori, questi guerrieri a chi devo tanto, mi hanno lasciato ricordi, sentimenti, nostalgia. Sono fortunato, dopo tanto tempo posso ancora sentire l’emozione della loro venuta, posso sentire la preoccupazione di uno che si sente perso, senza sapere dove andare, cosa fare, dove lavorare...

         Sono in tanti gli italiani che ho dentro di me, sento il dolore di Crescenzo che ha perso figlio e nipoti, il dolore di Sossio che ha perso i genitori, la tristezza di Giuseppe, con quegli occhi blu che mi dicono tante cose in quelle foto, non li ho mai conosciuti, ma sono qui, dentro di me, dentro del mio cuore, e mi fanno sentire attraverso le vecchie canzoni, chi sono stati, e come sono forti, che proprio dopo tanti anni vivono dentro del cuore di un discendente.

 

 

 

La famiglia ed il paese

Famiglia Piccirilli (Rosa Mazzocca e Giuseppe Piccirilli) 1938

 

La città 100 anni fa, data della loro venuta

 

Il piccolo paese dei miei antenati, sito nella regione del Lazio (oggi)

 

 

Andre’ Piccirilli

andre_piccirilli@yahoo.it

 

 

 


HyperSite, Hospedagem Gratuita!